Il 22 luglio 1967 a sud del paese di Porto Recanati il Ministro della Marina Mercantile accompagnato da diversi ministri posò la prima pietra di un’opera imperiale, un’opera che doveva divenire un esempio di sviluppo turistico a livello nazionale ed internazionale.
La ratio della costruzione era di dare ai piccoli risparmiatori la possibilità di avere una casa al mare, che fino a poco tempo prima era per molti un sogno irrealizzabile. Infatti il complesso che ne sarebbe dovuto derivare era un quartiere verticale autosufficiente, formato da 450 appartamenti, idoneo ad ospitare 1.800 turisti che sarebbero dovuti approdare nel paese di Porto Recanati.
Questa mastodontica opera prese il nome di: HOTEL HOUSE.
Non trascorse neanche un decennio, che il sogno di costruttori, politici ed operatori vari si infranse, lasciando il posto ad una sempre più triste realtà.
L’Hotel House si rivelò un casermone ingestibile, isolato, alla periferia del paese, disabitato nei mesi invernali o, al più, popolato da immigrati inizialmente provenienti dal sud Italia e successivamente extracomunitari.
Le unità immobiliari all’interno del complesso subirono una veloce svalutazione fino a quando gli stessi inquilini riuscirono, grazie a finanziamenti bancari, a sostituire al canone di affitto la rata del mutuo.
Ad oggi l’Hotel House si presenta come un quartiere verticale, che ospita circa 2.000 persone regolari e secondo una stima approssimativa circa 1.000 clandestini. Ovviamente i residenti sono per la quasi totalità extracomunitari provenienti dai paesi più vari e la convivenza non è sempre semplice. Il degrado del palazzo è davvero al limite della decenza, l’igiene è ormai solo un’utopia e spesso è oggetto di cronache locali.
Da qualche tempo un’ulteriore piaga affligge l’Hotel House, infatti vuoi per le difficoltà economiche che opprimono la maggior parte dei residenti, vuoi per il disinteresse di molti, fatto sta, che le quote condominiali vengono spesso evase. Così il Condominio si ritrova con enormi debiti a cui non riesce a far fronte e gli amministratori, che non riescono a risolvere la questione, vengono nominati e revocati a tempo di record.
Il debito, che suscita maggior preoccupazione, è quello nei confronti dell’azienda idrica locale: l’Astea, la quale a fronte di continui inadempimenti ha stretto l’erogazione dell’acqua a meno del 20% del necessario.
A farne le spese sono i c.d. “diligenti”, coloro che sono in regola con il condominio, ma ciò nonostante sono costretti a vivere in situazioni di vero degrado.
Un articolo di: www.lacasadelpopolo.it, riporta la seguente affermazione: Fabbracci ha inviato a più soggetti una lettera in cui evidenzia come:
“la situazione sia veramente grave.. Sicuramente però ci sono in gioco interessi speculativi più grandi che impediscono una serena convivenza, e intimidazioni difficilmente documentabili, che mirano anche al tanto peggio tanto meglio, verso i quali come Sindaco mi sento impotente e amareggiato”
Ora, non so esattamente a quali interessi speculativi si riferisca. Comunque non trovo in alcun modo giusto speculare su persone che, partendo da una situazione drastica, con il loro lavoro e facendo sacrifici sono riusciti ad acquistare una “dimora”. Non trovo giusto ridurre intere famiglie sul lastrico.
A giugno ci saranno le elezioni amministrative. Fino ad oggi, durante le campagne di una e dell’altra parte politica, non ho sentito nessuno esprimere idee per risolvere questa drastica situazione immeritevole anche per il peggior paese del terzo mondo.
Pensieri maligni mi portano a pensare che questo non sia argomento di campagne elettorali per il semplice, ma concreto motivo che gli extracomunitari non hanno accesso alle votazioni. Inoltre, forse, essendo l’Hotel House motivo di vergogna per i cittadini portorecanatesi, mi viene da pensare che non si parli dell’argomento appositamente, in quanto pubblicità negativa per i futuri candidati.
Mi auguro che non sia così e spero in risposte concrete dalle persone che si apprestano ad amministrare questo paese.
Francesco Rogani